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Il tessuto edilizio si rinnova con i rivestimenti a cappotto

20 luglio 2021

Nel corso dell’ultimo anno in Italia si è assistito all’introduzione, da parte del Governo, di bonus fiscali legati al miglioramento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente. Tali incentivi sono legati al miglioramento del livello di trasmittanza dell’involucro edilizio, ma questi interventi possono essere l’occasione anche per poter migliorare l’estetica di un edificio.

 

di Carlo Ragaglini

 

Il rivestimento a “cappotto” è una delle possibili tecniche di coibentazione per isolare un edificio. Esso si compone di una membrana – doppia pelle che viene in genere posata sulla facciata esterna degli edifici da trattare, questo ovviamente per poter salvaguardare le cubature interne e non avere una diminuzione delle superfici degli alloggi.

 

Materialmente il lavoro consiste nell’applicazione di pannelli isolanti di dimensioni regolari sull’intera porzione di facciata, in modo da coprire completamente l'involucro edilizio. Tali pannelli possono avere dimensioni e spessori vari a seconda della posa e della resa coibentante che si desidera ottenere nell’edificio.

 

La tecnica del rivestimento a cappotto non è l’unica che porta ad ottenere un miglioramento delle rese termiche, in quanto esiste ad esempio la possibilità di “insufflare” ovvero iniettare delle schiume poliuretaniche nelle intercapedini d’aria degli edifici, ma solo quelli realizzati in cemento armato. Ma tale tecnica, peraltro di semplice applicazione, non è oggetto di questo articolo poiché essa non andando a modificare l’immagine estetico – architettonica dell’edificio, resta un intervento “nascosto” e non visibile una volta ultimato.

 

I pannelli possono essere di materiali differenti: lana di roccia, lana di vetro, poliuretano, sughero, fibra di legno, ecc. Ovviamente ogni materiale è provvisto di proprie caratteristiche tecniche, sarà cura del progettista scegliere il materiale più idoneo a seconda del progetto che verrà realizzato.

 

Nel corso dell’ultimo anno, in Italia, sono stati varati una serie di incentivi volti alla riqualificazione degli edifici esistenti. Tali incentivi portano ad uno sgravio fiscale pari al 110%, ovvero lavori realizzati in forma pressoché gratuita, a patto di efficentare l’involucro architettonico di almeno due classi energetiche (passando, per fare un esempio, dalla classe G, la più bassa, alla classe E, media). Tale importante innovazione, forse la prima di tale portata realizzata nel nostro paese, permetterà un radicale rinnovamento del tessuto edilizio, con la possibilità di poter avere edifici con una migliore efficienza energetica, ovvero maggiore risparmio di materie prime per riscaldare o raffrescare i singoli ambienti.

 

 
Realizzazione in cantiere di un efficentamento energetico e ristrutturazione di un fabbricato progettualmente semplice. © MGS Cappotti e Intonaci S.r.l.

 

Questi interventi portano infatti alla possibilità di realizzare nuove “cover” degli edifici e rappresentano, contemporaneamente, una possibilità per i progettisti di sperimentare nuove forme espressive ed estetiche su prospetti di edifici che non hanno particolari dettagli o creatività architettonica.

 

Una delle soluzioni più interessanti offerte dal mercato è rappresentata dalla possibilità di realizzare facciate con applicazione di elementi in laterizio o gres, non soltanto quindi intonacate. Nel primo caso è possibile grazie ad un particolare listello messo a punto dalla Terreal SanMarco, chiamato “Terreal XS”, con uno spessore di appena 2 cm in grado di essere parte dei pannelli da posare sulla vecchia facciata. Questo materiale permette di unire il vantaggio di una facciata coibentata con cappotto termico al pregio estetico di un muro a paramento in cortina di laterizio, tipico di molti villini e case di pregio. Ma anche per interventi in centri storici e per il recupero di fabbricati antichi.

 

 


Listelli in laterizio prodotti dalla Sanmarco “Terreal XS” (per gentile concessione di Terreal Italia)

 

Un’altra opzione di finitura superficiale è quella data dalle moderne soluzioni del gres porcellanato che, grazie alla tecnologia, sono in grado di stampare piccoli spessori di lastra ma con i medesimi requisiti di durabilità offerti dai tradizionali formati, permettendo così di modernizzare un prospetto donandogli una finitura di livello. Uno degli esempi ci è dato dalla ditta Ceramiche Coem, attraverso alcune soluzioni, come le lastre “wide Gres Reverso2 white” o “Valmalenco Antracite”.

 

L’applicazione di lastre in gres porcellanato sottili a sistemi a cappotto sono, ad ogni modo, già patrimonio di diversi marchi, tra i più celebri Casalgrande Padana con linee dedicate “Pietre di Sardegna” o “Pietre Etrusche”. Per tutti i rivestimenti in ceramica, ad ogni modo, il progettista deve tenere conto che l’utilizzo di tonalità chiare è da preferire in quanto questi permettono di avere indici di riflessione dei raggi solari maggiori anche del 20%, tutte le soluzioni sono certificate per applicazioni in facciate fino a 20 metri di altezza.

 

In merito alle soluzioni a favore dei tecnici per realizzare questi interventi si può menzionare la Roefix Italia, in grado di supportare il progettista con offerte differenziate a seconda dell’intervento. Ad esempio con un configuratore on line per poter eseguire delle simulazioni al proprio intervento, creando in tal modo quella “progettazione attiva” che permette la giusta interfaccia tra il lavoro del progettista e i produttori commerciali, una simbiosi in grado di portare a quel risultato estetico che potrà, se adeguatamente supportato, rendere il nostro patrimonio edilizio davvero migliore.

 

 
Esempio di facciata realizzata con elementi prodotti dalla Casalgrande Padana “Terre Etrusche” (per gentile concessione di Casalgrande Padana)



 
Il configuratore messo a servizio dei progettisti dalla Roefix (per gentile concessione di Roefix Italia)

 

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