MiCo - Milano Congressi
13 - 14 novembre 2019

Speciali e seminari 2018

ART "humanity lighting" by Alessandra Aita

C’è chi, incontrandoli sul cammino, non se ne cura e li scavalca, li calcia o li calpesta e c’è chi, invece, ne coglie subito l’utilità per improvvisare un guado, una diga, per giocare con il cane o alimentare il camino. Anche Alessandra Aita osserva quei legnetti chiari e levigati che punteggiano i greti dei fiumi friulani o si accumulano lungo gli arenili nella stagione invernale, perché in essi scorge un valore estetico. Non scontati brandelli di legno, ma oggetti belli e complessi, tanto da farne materia prima delle sue opere.

Da qui inizia il percorso creativo: dalla scelta meditata di rami consunti, ridotti ormai a semplici cilindri irregolari, volumi essenziali e puliti, ma tutti diversi. Come una tessera per il mosaico, così il legnetto raccolto diventa il tassello per la composizione di una scultura: elemento unico e fondante che già in sé racchiude una storia di viaggio e trasformazione, dal distacco dalla pianta madre a un imprevedibile incaglio, a pochi passi dall’acqua.
Di quei frammenti lignei Alessandra Aita si serve per raccontare una storia più grande e attuale. Con un progetto in mente, precedentemente fissato in qualche schizzo, inizia la ricerca, proprio a pochi passi dall’acqua, dei pezzi giusti per aspetto e tonalità, lunghezza e movimento. Queste unità minime, selezionate d’istinto, vengono poi dall’artista accostate ed assemblate in studio con un lavoro paziente capace di costruire e sviluppare delle forme cave, la cui superficie ondulata è interrotta da piccole fessure, in una trama di pieni e vuoti.

Nasce così il ciclo delle grandi figure che non nascondono l’origine naturale (non c’è sovrapposizione di colore a confondere la materia, né qualche griglia interna di sostegno): il loro involucro, che fa anche da struttura, è dato dalla somma di quei legnetti lasciati come sono stati trovati. Queste sculture non temono per dimensioni un confronto con la realtà e il loro messaggio è affidato alla posizione del corpo più che alla trattazione dei dettagli anatomici. Modellate in modo sintetico e asciutto, le figure, spoglie, hanno proporzioni verosimili e sono descritte in una effettiva posa umana che oltre a evidenziare i profili curvi delle natiche, delle spalle, del seno o delle ginocchia, testimonia l’abilità dell’artista nel costituire, con l’unione di elementi rigidi, piani dall’andamento morbido che invitano ad una carezza.

Se all’apparenza, per la loro esecuzione, si direbbero uomini e donne figli della natura, nei loro atteggiamenti si mostrano incapaci a vivere in armonia con essa, se ne allontanano e sopravvivono in un isolamento che è anche distanza dai propri simili. Eppure, forse perché realizzate con quei legni rimasti integri dopo vari accidenti, queste figure anelano alla natura, a ripristinare un rapporto con il mondo circostante di cui paiono aver dimenticato le modalità di comunicazione. La denuncia che la comprensione e il contatto profondo tra gli uomini si sono fatti sempre più difficili, spesso offuscati dalla mediazione di strumenti tecnologici e canali virtuali, è prova della consapevolezza da parte dell’uomo del suo malessere interiore.
Ecco che le sculture di Alessandra Aita raccontano proprio questa volontà di rompere con atteggiamenti e consuetudini superficiali e comuni per avviare una riflessione che preannuncia la Rinascita (per citare il titolo di un’opera). Nell’animo dunque, anche nel momento dello sconforto, una luce rimane sempre accesa che viene vivificata dal legame con la natura, svelando la via di speranza per il futuro.

www.aitaalessandra.com 

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